14. La triste storia di Chico Mendez

20.07.2019

Il Professore e Capitan Saetta stanno visitando il museo delle Scienze Naturali di Manaus. C'è un intero padiglione dedicato alla storia della foresta amazzonica e, proprio qui, lo scienziato cerca di spiegare al suo amico quali sono i problemi che la deforestazione crea al pianeta Terra, discutendo di fotosintesi e della vita di Chico Mendez.

Il Professor Green è concentratissimo, perché vuole far capire al supereroe la questione della deforestazione. - "Vedi Capitano, il disboscamento progressivo della Foresta Amazzonica può avere effetti non solo sulla biodiversità del pianeta, ma anche sul suo clima. La foresta, rappresenta la principale riserva di fotosintesi della Terra e il vapore acqueo generato dalla vegetazione amazzonica è un fattore importante per la ridistribuzione del calore solare."

"Quindi questa fotosintesi e il vapore ... acqueo sono molto importanti?"

"Certamente. Inoltre, è universalmente riconosciuto che la deforestazione causa l'erosione e la perdita di fertilità del suolo."

"Questo è un altro problema grave, vero?"

"Già. Diventano più frequenti le frane e le alluvioni e dove non c'è più foresta l'acqua piovana scorre via veloce, senza riuscire ad evaporare per generare nuove piogge. Nei casi peggiori il suolo diventa arido, senza vita, un vero e proprio deserto."

"Ci sono degli studi? Delle ricerche che ci aiutano a capire meglio la gravità del problema?"

"Noi al Centro Ricerche ci occupiamo da tempo della deforestazione e sappiamo che gli impatti più drammatici si verificano nelle foreste tropicali, che coprono il 6% circa delle terre emerse, più o meno 9 milioni di chilometri quadrati. In queste zone la deforestazione procede ad un ritmo frenetico, pari a circa 150.000 km2 l'anno, più della superficie dell'isola di Cuba."

Mentre il Professore parla, Capitan Saetta osserva un cartello della zona espositiva che dà alcune spiegazioni su cosa sta succedendo alla foresta Amazzonica - "Professore, qui c'è scritto che decine di milioni di ettari di foresta tropicale sono stati destinati alla produzione agricola."

Il Professor Green sembra compiaciuto per il fatto che il supereroe dimostri un sincero interesse per il problema e fornisce qualche dettaglio - "E' esatto! Una delle cause principali della recente impennata nella deforestazione è il cosiddetto boom della soia, cioè lo sviluppo, nel Mato Grosso e nel Parà, di grandissime coltivazioni destinate sia agli allevamenti europei e nordamericani che all'alimentazione umana. Fino a pochi decenni fa le aree disboscate avevano il tempo di ricostituirsi ma ora i cicli di sfruttamento sono diventati troppo ravvicinati. Pensa che nel 1960 il governo brasiliano destinò ai piccoli coltivatori la parte settentrionale della foresta amazzonica: in dieci anni andarono persi 115.000 km2 di foresta tropicale e con essa svariate specie animali."

"E che fine anno fatto gli alberi?"

"Parallelamente all'aumento demografico è cresciuta la richiesta di legname, sia come legna da ardere destinata ai paesi in via di sviluppo, sia come legname industriale per i paesi sviluppati. Però devi sapere che in una foresta tropicale, solo il 5% degli alberi può fornire il legname adatto all'industria, per cui il suo commercio sarebbe del tutto sostenibile. Purtroppo, gli alberi vengono spesso abbattuti senza criterio, danneggiando anche quelli privi di valore commerciale."

"Professore, finora tutto chiaro ma.. mi rimane un piccolo dubbio su una cosa che lei ha detto poco fa..."

"Spara!"

"A cosa?"

"Ma no, è solo un modo di dire. È come dire... raccontami!"

"Ah, certo...scusi, non avevo capito...dunque, quello che volevo chiedere è... mi spiega meglio che cos'è questa fotosintesi? Qui c'è scritto che è molto importante."

"Il motivo per cui la fotosintesi è così importante sta nel fatto che nell'aria c'è un gas, chiamato anidride carbonica, che rinforza l'effetto serra ed aumenta la temperatura della Terra." 

"Ancora questo effetto serra? Me lo ha già nominato diverse volte..."

"OK. Meglio affrontarlo ora questo argomento. Per spiegartelo bene però devo partire dall'atmosfera."

"Quella specie di bolla gassosa che circonda la Terra?

"Già, se non ci fosse la bolla gassosa non riusciremmo a vivere nemmeno un minuto. Devi sapere che l'atmosfera ha uno spessore ridottissimo ed è composta in modo tale da lasciar passare la giusta quantità di radiazioni provenienti dal sole. Se la sua composizione cambia, questo provoca immediatamente importanti mutamenti nel clima. 

"E perché? Sa, io non ci ho mai fatto tanto caso a questa cosa...."

"Per noi terresti la composizione dell'atmosfera è davvero importante perché la gradevole temperatura del pianeta Terra che oggi conosciamo è il risultato di un equilibrio delicatissimo: in pratica c'è un perfetto bilanciamento tra il flusso di calore che entra nell'atmosfera, dovuto all'assorbimento della radiazione solare, ed il flusso di calore che se ne esce, provocato dall'irraggiamento della Terra. 

"Irraggiamento? Qui la faccenda si complica..."

"Non più di tanto. È come se i raggi solari rimbalzassero sulla superficie terrestre per tornare verso lo spazio. Noi scienziati le chiamiamo radiazioni infrarosse, ma alcune di esse non riescono ad attraversare l'atmosfera e rimangono imprigionate all'interno."

"Cos'è che imprigiona queste radiazioni, una forza oscura della galassia? Un campo di forza invisibile proiettato da qualche nemico per conquistare il pianeta?"

"Niente di tutto questo! Si tratta semplicemente delle caratteristiche chimiche di alcuni gas che si trovano nella nostra atmosfera. Per esempio, l'anidride carbonica, che di solito si indica con la formula CO2. Sono questi gas che assorbono le radiazioni infrarosse, per poi farle rimbalzare indietro in tutte le direzioni. 

"E questo cosa c'entra il riscaldamento del pianeta?"

"Centra eccome, amico mio! Le radiazioni infrarosse sono calde, e i raggi intrappolati in atmosfera fanno sì che la Terra si riscaldi, ed il fenomeno ha preso il nome di..."

"Effetto serra! Ora ci sono. Quelli che chiamate gas serra agiscono come i vetri di una serra: fanno passare la luce solare e trattengono il calore. Giusto?"

"E bravo il mio Capitano. Ahi! La mia povera schiena.. sto proprio diventando vecchio. Mezz'ora a camminare in questo museo ed ecco che salta fuori la solita fitta."

"Venga Professore, sediamoci su quella panchina. SI riposi un attimo, vedrà che le passerà."

"Si si..., meglio fermarsi dieci minuti. Che cosa stavamo dicendo?"

"Si parlava della minaccia dei gas serra..."

"Beh, andiamoci piano a definirla minaccia."

"Ma, non capisco, lei mi ha appena detto che trattengono il calore ed aumentano la temperatura."

"E te lo confermo. Ma senza i gas serra, come l'anidride carbonica, il vapore acqueo o l'ozono, la temperatura media terrestre invece di quindici gradi centigradi sarebbe di meno diciotto! Freddino, non trovi?"

"Sono un po' confuso..."

"Ascoltami bene. Ti sto dicendo che l'effetto serra è una cosa utile per la vita sul pianeta ma se i gas serra dovessero aumentare troppo la loro concentrazione, come di fatto sta avvenendo, allora la temperatura salirebbe in modo esagerato, creandoci enormi problemi. Basta un piccolo squilibrio nella miscela dei gas che compongono l'atmosfera e salta tutto. E noi stiamo buttando lì dentro una quantità pazzesca di anidride carbonica che arriva dalle attività industriali, dalle automobili..."

"E allora, in tutto questo discorso, gli alberi che c'entrano?"

"C'entrano, c'entrano.... Gli alberi, attraverso il meccanismo della fotosintesi mangiano anidride carbonica e in cambio offrono alla Terra del buon ossigeno. Capisci? Più alberi vuol dire meno anidride carbonica in atmosfera, e quindi meno rischio di aumento della temperatura a causa dell'effetto serra. Ecco perché le foreste sono così importanti. Pensa che gli esperti hanno calcolato che il danno economico causato dalla deforestazione a livello mondiale ammonta a cinquemila miliardi di dollari!"

"E... nessuno fa niente per impedirlo."

"Pochi per la verità. Uno di questi è stato Chico Mendez.

"Chi è, un suo amico?" - chiede il Capitano incuriosito. 

"Non esattamente, anche se ho avuto la fortuna di conoscerlo alle Nazioni Unite più di trent'anni fa. Anche l'Amazzonia ha i suoi paladini, uomini che dedicano la loro vita alla lotta contro la sua distruzione e per la salvaguardia del suo immenso patrimonio naturale. Uno di questi uomini, sicuramente il più conosciuto a livello internazionale, è Chico Mendes."

"Chi era esattamente?"

"Era figlio di un raccoglitore di caucciù e nacque nel 1944 a Xapurí, nello stato amazzonico dell'Acre. All'età di nove anni imparò il lavoro di raccogliere il lattice dell'albero della gomma. Nella foresta il lavoro era duro e pericoloso: bisognava alzarsi alle tre del mattino e la presenza delle pantere, dei serpenti e di insetti velenosi costituiva un grande pericolo. Però Chico preferiva la foresta alle città, che considerava invivibili e caotiche. Diceva che nelle città bisognava pagare tutto, anche l'acqua che il buon Dio ci dà gratuitamente."

"Che tipo tosto, questo Chico Mendez... vada avanti!"

"OK. Nel 1970 in Brasile viene avviato il cosiddetto Piano di Integrazione Nazionale con il quale viene data mano libera ai latifondisti del sud, agli allevatori di bestiame e alle compagnie di legname, che invadono le regioni di Acre e Rondonia iniziando i grandi disboscamenti. Per difendersi dagli attacchi di questi nuovi arrivati, che distruggono la foresta togliendo ai lavoratori rurali i loro mezzi di sostentamento, Chico Mendes organizza nel 1975 un sindacato di seringueiros, gli addetti all'estrazione del caucciù."

"Quindi questi... seringueiros si sono opposti a chi voleva distruggere le loro foreste?"
"Si, ma le forme di lotta erano assolutamente non violente: gruppi di lavoratori rurali formavano blocchi umani intorno alle aree di foresta minacciate dalla distruzione. Queste azioni però attirarono ben presto la collera dei latifondisti, abituati a risolvere i problemi alle spicce, attraverso la corruzione o addirittura assoldando pistoleri per eliminare gli ostacoli umani."

"Brutte canaglie! Ma Chico riuscì almeno a proteggere un po' di foresta?"

"Si, ci riuscì! L'impegno di Chico Mendez contribuì a salvare migliaia di ettari di foresta che oggi vengono dichiarati riserve protette, nella quali i lavoratori rurali possono continuare a lavorare il lattice di gomma e raccogliere frutti, noci e fibre vegetali. Per questi risultati Chico Mendes divennero famosi a livello internazionale, tanto da essere addirittura chiamato a Washington a parlare al Congresso americano. Nel 1987 riceve il premio Global 500 dell'Unep, l'organizzazione dell'Onu per la tutela dell'ambiente. Ma l'essere il leader dei movimenti di tutela della foresta amazzonica gli creò una serie di acerrimi nemici e di oppositori infuriati."
"E come andò a finire?"

"Andò a finire che Chico Mendes ricevette minacce di morte sempre più numerose e il 22 dicembre del 1988, venne assassinato proprio sulla soglia di casa."

"Per i bastioni di Osiride! Che storia triste..."

"Vedi amico mio perché non c'è da farsi illusioni? Gli uomini pensano solo ai propri interessi. Anche se la temperatura aumenta e servirebbero più foreste per contrastare questo fenomeno cosa facciamo? Tagliamo quelle che ci rimangono e facciamo fuori chi si oppone. E poi non dovrei essere pessimista?"

"Per pura curiosità: qui in Amazzonia la situazione è preoccupante, ma in posti come l'Italia, dove vive lei oggi, le cose vanno un po' meglio?"

"Neanche per sogno! Anche in Italia il consumo della vegetazione è un problema serio. Negli ultimi cinquant'anni il cemento ha soffocato una superficie di oltre tre milioni di ettari, un'area verde pari a quella della Puglia e della Calabria messe insieme, fatta di boschi, terreni agricoli e pascoli. Si tratta di una espansione priva di qualsiasi logica, una urbanizzazione aggressiva e stolta che sfigura i bei paesaggi di questa penisola. Per non parlare del dissesto idrogeologico... in Italia si sono verificate più di quattrocentottantamila frane che interessano un'area pari a un decimo della penisola..."

"Va bene Professore, come non detto, come non detto...." ... continua